Luigi Gullo avvocatura penale Cosentina


Fu il primo di sei figli (Paolo, Pietro, Eugenio e due sorelle minori di nome Clotilde, morta prematuramente nel 1929 e nel 1933), da Dora Abbruzzini e Fausto, il famoso avvocato penalista Luigi Gullo, deputato e dirigente del Partito Comunista Italiano, ministro dell’agricoltura e della giustizia nel primo governo unico del dopoguerra. Luigi Gullo trascorse la sua giovinezza in epoca fascista, senza mai soccombere alle posizioni di regime. Fin da bambino, infatti, il padre gli aveva instillato i valori della libertà e del comunismo: l’antifascismo, e anni dopo avrebbe risposto a un collega senatore: “Quando eri figlio di Fausto Gullo. , usi il tuo latte materno» (Cavalcanti).

Ha studiato a Cosenza e si è diplomato al Liceo Classico Bernardino Tresio. Studiò poi presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano, laureandosi nel 1939 con una tesi sulle circostanze attenuanti ex art. 62 cp, materia che sarebbe diventata la sua prima pubblicazione scientifica nel 1941. In seguito ha studiato presso la Facoltà di Filosofia dell’Università di Napoli, laureandosi nel giro di pochi anni. Ha poi scritto opere teatrali e ha studiato letteratura russa e francese.

Ritornato a Cosenza dopo lo sbarco alleato in Calabria, gli avvocati divennero le sue trincee: lavorando nello studio del padre, decise di non occuparsi di cause civili e quindi svolse l’attività di avvocato penalista. La sua guida è il professore. Carnelutti e giuristi, come il magistrato calabrese Antonio Amantea, e gli avvocati Bentini e Gonzales.

Nell’estate del 1943, sei giorni dopo “la fine della tirannia”, ricorda in un’intervista di aver sposato Franca Missassi, figlia del famoso pediatra Mario, dalla quale ha avuto due figli, Faustino e Docley.

Dopo la caduta del regime, con il proliferare di testate finalmente libere, collabora con diverse testate giornalistiche. Ancora giovanissimo, difendendo alcuni degli imputati presso il Tribunale Militare Alleato di Cosenza presieduto dal capitano Little (nelle sue memorie Conversazioni a Macchia, ricorda il 1° gennaio 1944 “Dieci giorni di carcere per il processo “Stati Uniti”), durante il suo prestigiosa carriera durata più di mezzo secolo, fu coinvolto in un processo molto importante nella storia italiana.

A partire dalla strage di Villalba a Cosenza, come parte civile, difese il comunista Girolamo Li Causi, che stava con il padre e Pietro Mancini, che era stato tra gli operai e i contadini siciliani. , contro il boss mafioso Carlogro Vizzini.

Nel corso della sua prestigiosa carriera partecipò a più di tremila processi, alcuni dei quali possono senza dubbio essere definiti storici; tra questi si ricorda un evento sulla strage di piazza Fontana, in cui prese le difese del generale Sid (un agente speciale del ministero della Difesa), Gianadelio Maletti e il capitano Antonio Labruna, e ha rapito il giovane Paul Ghetty jr davanti al tribunale di Lago Negro. Fu anche difensore della grande mafia come Girolamo Piromalli.

Dopo il padre, Luigi Gullo, si dedicò anche ad attività politiche. Eletto al PCI dal 1946 al 1960, fu Consigliere Comunale di Cosenza, prima dalla lista “Sveglia”, poi Consigliere Provinciale (dal 1956 al 1960). Il 28 aprile 1963 fu eletto senatore comunista al Collegio di Cosenza e il suo successo personale portò all’istituzione di un quarto collegio per il PCI in Calabria. In qualità di membro del Consiglio giudiziario, in qualità di membro del Consiglio giudiziario permanente, ha servito un solo mandato al Lady’s Palace, con mandato a continuare. Rispetto al giovane senatore e al padre, il Pci assume una posizione più moderata e decide di non nominarlo più.

Un “libero pensatore”, quindi nel 1975 si dimette dal Pci e poi si avvicina al Psi e poi al Partito Radicale. Si candidò anche a una lista liberale locale, composta da elementi del Partito Comunista Italiano e della sinistra marxista, ma non ebbe fortuna elettorale.

Nel 1976 si candidò al CSM. Ma il nuovo segretario del PSI, Bettino Craxi, concordò con il deputato Claudio Signorile, rifiutandosi di farne amico di Giacomo Mancini, risultando mancante il quorum sul suo nome, che poi nominò Vincenzo Balzamo) presidente del gruppo parlamentare che, al fine di prendi quel post, ha lasciato la tendenza per mancini.
Ma tutte queste attività (diventò libero docente di diritto penale all’Università degli studi di Roma “La Sapienza” nel 1956, e 15 anni dopo il ministro dell’Istruzione, Riccardo Missassi, fu nominato membro della Commissione per la libera didattica dell’Università) non portarlo a trascurare la libera professione e la ricerca scientifica. Colto e raffinato, amante dei libri e della lettura – la sua biblioteca contava oltre 14.000 volumi – per la sua grande cultura intellettuale e personalità specchiata, già nel 1963 divenne socio ordinario dell’Accademia Cosentina di cui nel 1977 fu eletto presidente, succedendo al suo Suocero Professor Mario Missassi.

La sua amministrazione è considerata una delle più dinamiche nella storia del college. Fu riaffermato più volte come presidente fino alla sua morte nel settembre 1998. Un anno dopo la sua morte si tenne in suo onore un convegno che documentò l’intervento di giuristi come Giovanni Conso e Giuliano Vasali. campagna, iniziata subito dopo la caduta del regime fascista e la reintroduzione della libertà di stampa. Ha poi iniziato a collaborare con molti giornali e riviste, tra cui diritto, letteratura e filosofia. Nel 1955 iniziò a pubblicare il mensile “Chiarezza” di politica e cultura, che utilizzò firme molto prestigiose tra cui Francesco Valentini, Domenico Rea, Concept Marchesi, Jean Paul Sartre, Arturo Labriola, Tommaso Fiore, Arturo Arcomano e Renato Ancient Tusso, divenne il voce autorevole nel coro di battaglie importanti.

Il giornale gli piacque così tanto che vi si dedicò: dopo una pausa di cinque anni dal 1958 al 1963, riprese le pubblicazioni dopo la pausa nel 1973, con l’ultimo numero della terza serie pubblicato a luglio. Nel 1998, pochi mesi prima della sua morte. Negli anni Settanta è stato anche uno dei più acuti commentatori del quotidiano “Il Giornale di Calabria” diretto da Piero Ardenti. Fondato l’Università della Calabria nei primi anni settanta, fu respinto come professore di diritto penale. Dopo un acceso dibattito, ha interrogato il professor Paolo Sylos Labini con il professore. Beniamino Andreatta ha presentato ricorso perché facevano parte del Comitato Organizzatore della Nuova Atena, che è stato prima vinto e poi respinto. Negli ultimi anni della sua vita hanno visto la luce il romanzo autobiografico Conversazione a Macchia, un altro romanzo, La famiglia grande, e tre piccoli libri su importanti temi di diritto penale.

Il primo, intitolato “Punizione penale e storicismo”, affronta il tema della carcerazione, a cui Gullo si oppose fermamente, da una prospettiva ispirata agli scritti di Beccaria. Il secondo volume, intitolato “Il Confessionismo”, è una chiara teoria contro l’uso vergognoso dei collaboratori di giustizia negli ultimi anni. Infine, c’è un terzo libro, Il codice penale, attraverso il quale Gullo si scaglia in processi probatori, in cui persone innocenti vengono spesso private della libertà senza prove solide. Da segnalare anche numerosi lavori giuridici, tra cui uno sull’articolo 62 del codice penale, uno sulla Corte costituzionale, uno sulla diffamazione e un opuscolo sulla libertà di stampa e le questioni penali, ultimato poco prima della sua morte. la sua raccolta di conferenze (infatti, Arringhe è sempre stato pubblicato da Periferia).

La Persona del mese, dal nome del corsivo che tenne sulla rivista Clarity per 50 anni, è invece una raccolta postuma di alcuni suoi scritti selezionati nei mesi precedenti la sua morte. Morì nel settembre 1998 all’età di 81 anni. Al momento della sua morte fu dichiarato il lutto cittadino. Per sua volontà riposerà nella tomba di famiglia presso il cimitero di Macchia di Spezzano Piccolo, oggi comune di Casali del Manco. La città di Cosenza ha intitolato a lui e al padre la piazza antistante il Palazzo di Giustizia.

Nell’organo della Biblioteca Gullo è oggi presente anche il nipote avv. Luigi Gullo con studio a Cosenza figlio di Fausto Gullo.